L’ironia

30 11 2019

Questa mattina abbiamo organizzato un incontro tra Publika e i nostri collaboratori. Una volta l’anno ci mettiamo attorno ad un tavolo a condividere quanto è stato fatto e ad inventarci qualcosa per il futuro.

Poco prima dell’incontro, oggi, è apparsa sulla lavagna a fogli mobili questa scritta. Appena l’ho vista mi si è stampato in faccia un sorriso bellissimo.

Credo che l’ironia sia fondamentale nelle nostre giornate. Guardare il mondo con ironia, partendo ovviamente da noi stessi, dà quel di più che ci aiuta a stare con i piedi per terra ritrovandosi immersi in qualcosa di bello; è un’arma per allontanare i pensieri negativi e fare squadra; è uno sguardo positivo capace di contribuire a perdonarci.

Quindi, sì. Siete liberi di pensarla come Gianluca Bertagna. Ma anche no. 😀



Marco

9 11 2019

Marco era ammalato di tumore da dieci anni. Come spesso accade, non ce l’ha fatta. Ed è morto. Marco ha incrociato la mia vita in pochissime occasioni eppure le ricordo benissimo. Le nostre strade si sono avvicinate in quel periodo dell’adolescenza quando si guardano con occhi ammirati i ragazzi più grandi, diciamo attorno ai quindici anni. Lui, che di anni ne aveva cinque più di me, mi ha lasciato in eredità due ricordi indelebili.

Un anno eravamo andati in vacanza con le rispettive famiglie. Eravamo al mare, sulla loro terrazza. Oltre a lui c’era anche suo fratello e sua sorella che veniva, ahimè, sempre presa in giro. Non ero un paladino della giustizia e a quell’età è di certo più facile mettersi nel gruppo di chi attacca piuttosto che in quello che va difeso. Il clima dei loro scherzi, però, era sempre piacevole, divertente, sereno. In quella terrazza ho scoperto due cose: i film di Elvis Presley e i Dire Straits. Soprattutto quest’ultimi mi sono entrati e da lì sono sempre stati dentro e collegati a Marco. Era il tempo di Brothers in Arms, per dire. Ed ho già detto tutto.

L’altro ricordo è una visita fatta sempre insieme ai miei genitori a casa loro. Avevo tutto un pomeriggio da passare con i tre fratelli ed era stato divertentissimo. Abbiamo fatto i quiz, ascoltato canzoni, suonato la chitarra, cantato, giocato nel cortile. Un clima bellissimo che sento forte in questi giorni in cui ho avuto la notizia della morte di Marco. Lo accompagno in questo suo viaggio mettendo su Your latest trick. Ciao Marco.



Mezzo secondo

19 10 2019

Appena ho visto l’impresa mi sono messo a contare. 20 secondi. Uno dietro all’altro. La differenza tra farcela e non farcela. Quelli che sono serviti per chiudere una maratona in meno di 2 ore. 20 secondi su 2 ore scrivono la sottile linea del riuscire o fallire. Già questo è fantastico, un altro gesto di come l’uomo, con dedizione, può raggiungere risultati sempre migliori. E non solo nello sport.

Ho contato quei 20 secondi per capire quanto durano. La maratona è una corsa lunga 42,195 km e oggi l’obiettivo di farla sotto le 2 ore è stato raggiunto grazie ad un risparmio di tempo di 50 centesimi di secondo al chilometro. Cioè, su 42 chilometri, mezzo secondo di “risparmio” accumulato ti fa raggiungere il risultato. Lo ridico: 50 centesimi di secondo. Chi corre (anche poco come me), sa che cosa vuol dire, almeno da questo punto di vista.

A me, però, è venuta in mente un’altra cosa: quante volte, un po’ tutti, ci siamo detti frase tipo “Vivi la vita in ogni istante”, “Cogli l’attimo”, “Sii presente in ogni secondo”? Eccola lì, la quantificazione oggettiva di quel secondo. A me sembra pazzesco.



Mai troppo presto

6 10 2019

Ero un tipo preciso. Se c’era una scadenza, cercavo di rispettarla con largo anticipo. Il mio essere Responsabile del Servizio Finanziario di un comune mi chiedeva spesso rendicontazioni… entro una certa data. Se era “entro”, io con scrupolo procedevo all’adempimento con largo anticipo. Così, poi, me ne stavo sereno e non ci pensavo più.

Poi, la pubblica amministrazione, mi ha forgiato. Ed ho capito. Ogni volta che mandavo le tabelle di un qualsiasi resoconto, tre giorni prima della scadenza arrivava una mail del tipo: “Abbiamo cambiato i prospetti, siete pregati di provvedere ad inviare di nuovo la documentazione” oppure “Il sistema informatico ha avuto dei problemi e non abbiamo ricevuto le sue statistiche”.

Sempre più sconfortato rifacevo tutto, almeno due volte. Poi, appunto, mi sono fatto furbo e ho imparato a mandare tutto a ridosso del termine finale.

Ma non abbastanza furbo. Infatti, durante un corso di formazione in cui per alleggerire gli animi raccontavo della mia sconsolatezza nel non riuscire a programmare con la dovuta calma gli adempimenti, un partecipante si è alzato e mi ha detto: “Guardi, lei sbaglia ancora tutto!”. Io: “Ma come?? Faccio tutto all’ultimo istante, all’ultimo secondo dell’ora del giorno della scadenza?!”. Lui mi ha redarguito ancora di più: “Lei sbaglia. Deve aspettare che la sollecitino! E almeno due volte”.

Ci siamo messi a ridere, ma è stata come un’illuminazione. Sapete quei flash in cui si squarcia il cielo e i neuroni vanno a mille e si capisce tutto? Ecco, così.



L’esploratore

15 09 2019

Faccio fatica a sopportare di sbagliare strada. Non sto parlando delle scelte della vita, degli incroci dove vai a destra o a sinistra. Quelle, non è neppure detto che si possano chiamare strade giuste o sbagliate. Sto banalmente parlando di sentieri, vie, percorsi del terreno.

Mi capita spesso di dormire in luoghi che non conosco. Quando vado a camminare o correre cerco sempre di ipotizzare l’itinerario guardando su Google Maps o su Wikiloc. A volte seguo le tracce di chi le ha percorse e condivise prima di me. Raramente, diciamolo, vado a caso. Però, come stamattina, mi capita di incontrare strade alternative e mi chiedo dove possano portare. Rimango un attimo indeciso se provare a scoprirlo. Il più delle volte tiro dritto e il motivo è perché mi darebbe molto fastidio trovare un vicolo cieco e dover tornare indietro. Fossero anche solo 100 metri trovo la cosa irritante e cercherò, prima o poi, di affrontare la cosa.

Nel frattempo, sempre stamattina, sul sentiero vicino ad Aulla, tra gli alberi caduti per colpa del vento, pensavo al lavoro dell’esploratore. La sua maggiore gioia, credo che sia quella di sbagliare strada. Fare i sentieri giusti per lui sarà una grande noia, uno sbadiglio ogni passo. Proprio nell’errore di un bivio, lui, invece, trae lo stimolo, la felicità e l’entusiasmo. Meticolosamente l’esploratore estrae il suo taccuino e prende nota: da quel momento quella strada non sarà più sconosciuta ma il mondo saprà dove potrebbe portare, ad un nuovo sentiero o ad un cul-de-sac, ad un’alba o ad un tramonto, ad un profumo di abeti o di fiori. Proprio là dove io vado in sofferenza, l’esploratore gode nella sorpresa di conoscere qualcosa che non sa.



Cotswold Way

31 08 2019

La Cotswold Way è un sentiero che attraversa da nord a sud un pezzo di Inghilterra ricompreso tra Birmingham e Bristol. È lunga 102 miglia, cioè 165 chilometri con un dislivello di oltre 4.000 metri. Io e mio figlio Lorenzo l’abbiamo percorsa interamente negli ultimi sei giorni. Una vacanza speciale, capace di regalare sensazioni forti, di gioia e di fatica, di immagini e di colori fino all’esplosione finale dell’abbraccio all’arrivo a Bath.

Camminare è un tipo di viaggio particolare. Di solito è capace di svuotarmi per riempirmi. E così è stato anche stavolta, percorrendo una via unica attraverso quella che Jonathan Coe descrive come “Inghilterra profonda”. Nell’ultimo suo libro, per il quale mi sono concesso il lusso della lettura durante il cammino, scrive che questo clima ha a che fare con “le aree verdi dei villaggi, i tetti di paglia dei pub locali, le cabine telefoniche rosse e il lieve tonfo della pallina da cricket contro il salice”. Tutte cose che abbiamo, appunto, vissuto, insieme al passaggio di infiniti campi da golf, dai quali, anziani signori ci salutavano appoggiando la mano al loro cappello.

Dal mio taccuino.

“Camminando nelle Cotswolds ci sono tre certezze: le salite, le more e la birra. Arrivati ad un bivio non agitatevi nel cercare le indicazioni dei sentieri. Prendete quello che sale, non sbaglierete mai. Probabilmente il tracciato è stato elaborato da un vecchietto vendicativo e quindi vi fa percorrere tutte le colline possibili ed immaginabili. Parliamo delle more. Il riferimento è al frutto del bosco e non alle camminatrici che raramente si incontrano. Ai fianchi di ogni sentiero potete stare tranquilli di trovare le more. Spero vi piacciano perché sono veramente buone. E, inoltre, spezzano la fame, danno una mano ai passi e lasciano un buon sapore in bocca. La terza certezza la birra. Arriverete sempre in qualche paesino e di certo ci sarà sempre un pub ad accogliervi. Che sia quello in cui dormirete o meno, il rito della birra all’arrivo è sacrosanto. I primi sorsi fanno capire che ne valeva la pena”.

E ancora.

“Probabilmente è il posto più bello di tutto il trekking: un parco immenso, una vallata tra le colline. Le pecore in distanza sembrano statuine bianche nella loro immobilità. Il prato è perfetto perché loro lo tengono a regola d’arte tutti i giorni. C’è un albero solitario in lontananza che chiama a raccolta gli animali, un punto di riferimento nel saliscendi tutto attorno. I sentieri attraversano liberamente l’immenso spazio con una leggera traccia. Ci sono piante altissime e bellissime dove trovano riparo alcuni uccelli che al nostro passaggio spaventati scappano via. Finalmente è arrivata la “shower” regalando qualche goccia di pioggia, ma soprattutto quel paesaggio che tutti si aspettano dalla campagna inglese. Passeggiamo con piacere, nel silenzio degli spazi infiniti, che finiscono nei confini delle linee flessuose delle collina. Un posto incantato che entra negli occhi e si deposita nell’anima.”



Casa

23 07 2019

Oggi la mia casa è molto piccola. Un lembo di cielo e un pezzo di terra. Pochi metri. Abituato a cambiare città ogni giorno potrei sentirmi imprigionato. Ma appena  alzo lo sguardo, dalla finestra immaginaria, trovo lo spazio infinito del mare e respiro l’idea del senza limite. Un semplice asciugamo e un improvvisato ombrellone mi sono amici. Stiamo insieme tanto, nel silenzio narrante di un libro spesso sfogliato. Ogni tanto esco a fare due passi e i miei piedi trovano subito il piacere dell’acqua fresca e trasparente. La sabbia si imprime del mio passaggio, giusto il tempo di un veloce ricordo: poi arriva il mare e si porta tutto con sé. Ritorno al mio casolare. Coricato, il cielo blu è immenso. Mi perdo, più di quanto faccio ogni giorno macinando distanze tra luoghi diversi.