Soldi

15 08 2017

In questi giorni si parla tanto di soldi. Di quelli di Neymar e di suo padre. Del fondatore di Amazon che è stato l’uomo più ricco del mondo per pochissime ore ripassando subito il trono a Bill Gates. Del matrimonio di Messi e della richiesta agli invitati di fare una donazione all’edilizia popolare in Argentina. Somme che toccano la nostra coscienza o che almeno stimolano un discorso tra amici o in famiglia. La stampa va sulla contrapposizione tra “quanto guadagni e quanto giri in elemosina”. Che a dirla tutta sarebbe una faccenda molto personale, addirittura segreta, come insegnano più o meno tutte le religioni: non sappia la tua destra cosa fa la tua sinistra. Ma si sa che bisogna fare audience, quindi è normale far sapere che gli amici di Messi hanno dato più o meno 37 euro a testa in carità. A questo punto le nostre abilità matematiche si mettono in gioco per calcolare improbabili percentuali di capacità di elemosina fino a giungere al primo commento che il caldo di questi giorni riesce ad elaborare. E la commedia umana, consumata dai giornali, prosegue.

Di fronte a queste notizie, a me capita solo una cosa: puntualmente la mia mente mi ricorda la storiella della vedova nel tempio. Ma sì, quella in cui Gesù si ferma a guardare la gente gettare monetine nel tesoro del tempio e al vedere la donna gettare solo pochi spiccioli dice: “Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. In quel momento sono stati cancellati tutti i calcoli aritmetici e la dimensione è passata dai soldi alla dignità della persona. E allora sto zitto.



Germania

29 07 2017

L’ordinata razionalità tedesca mi lascia spesso di buonumore. Capisco tutte le obiezioni: è un mondo freddo, è tutto quadrato, non c’è spazio per la fantasia e le emozioni. Ed in parte è vero. Ma certe cose ad alto tasso organizzativo e di programmazione mi fanno stare bene.

Prendiamone una: ogni volta che mettevamo i piedi in un campeggio, ci veniva subito spiegato che avremmo dovuto pagare la tassa di soggiorno (siamo sugli 0,80 euro per i maggiorenni). Con un sorriso, però, veniva aggiunto che “in cambio” ci sarebbero stati consegnati i biglietti per viaggiare gratuitamente su tutti i mezzi pubblici. L’effetto, su di me, ha funzionato. Pago qualcosa in più, ma mi stimolano ad usare i mezzi pubblici, riducendo ovviamente l’inquinamento e creando benessere allo stile di vita vacanziero. Mi sono anche venuti in mente i 7 euro che mi è capitato di pagare come tassa di soggiorno a Roma, ma non ho ricordi di sorrisi che mi sono sentito di fare, semmai il contrario. Ma ero in vacanza e ho pensato ad altro.

Altra cosa. Premesso che bevo regolarmente l’acqua che esce dal rubinetto, in Germania funziona che se si restituiscono le bottiglie di plastica di acqua e bevande varie, ti ridanno indietro 25 centesimi per ogni vuoto. C’è una macchina in ogni supermercato che mangia i resi e ti restituisce i 25 centesimi. Mi pare il giusto incontro tra la valorizzazione di un bene supremo (l’acqua), il rispetto dell’ambiente e l’aspetto economico della questione.

Si potrebbe parlare di altro, certo. Come ad esempio dei mezzi di trasporto. A me viene voglia di usare i mezzi pubblici. Li amo, per puntualità, pulizia, organizzazione, tragitti, percorsi.

Mi fermo, però, e lascio solo qualche fotografia di queste due settimane, tra Svizzera, Foresta Nera e Germania centrale.



Violenza

21 06 2017

Sono in coda per prendere un caffè al bar della stazione dei treni di Modena. Davanti a me c’è una signora, italianissima, che vedo fin da subito agitata. La fila non va avanti e forse c’è un treno da prendere. (Non tutti, in effetti, possono avere il lusso di attendere il treno successivo. È una di quelle cose che viene riservata a stati speciali dell’anima e a momenti particolari della vita. Per me oggi sarebbe stato un problema sbagliare treno. Forse anche per la signora davanti a me. Ma sto divagando).

Comunque sia: la coda non finisce. Davanti alla signora c’è una ragazza giapponese (ma poteva essere cinese). Diciamo: straniera. La commessa le chiede:

  • Come la vuole la brioche?
  • Sorry, what kind of croissant?
  • Which tastes are there?
  • Apricote, strawberry,…

In questo istante, quello in cui la commessa spiega le alternative della colazione, la signora italiana davanti a me esclama con disprezzo:

  • Ma gliene dia una a caso!

Ecco, lì mi è passata per la testa una sola parola: violenza. Quello che ho visto è stato un atto di violenza totale. Non so come altro definirla. Una nausea.

Non stiamo parlando di barconi pieni zeppi di persone e neppure di extra-comunitari che ci rubano il lavoro. Siamo davanti ad una gentilezza (questi sono i gusti di brioche che ci sono oggi) cancellata da una violenza (le dia qualsiasi cosa!) in un gesto quotidiano semplicissimo: il sorriso di iniziare una nuova giornata con la colazione.

Ed erano le 7.10 di mattina. Non meravigliamoci se alle otto di sera siamo pronti a sparare al mondo intero.



Cosa ho spiegato?

20 05 2017

Il graficoQualche giorno fa ho tenuto un corso in una Unione della Sardegna e ho provato a spiegare qualche dinamica con un grafico sulla lavagna a fogli mobili. Questo è quanto ne è uscito. Come faccio ogni tanto, l’ho inviato ai miei amici (totalmente estranei alla materia del personale degli enti locali) per avere un loro parere su quanto avessi spiegato. Ecco quello che ne è uscito.

– Inversione a U su linea continua. Non si può fare… Sanzione del codice della strada

– Navette sui 10 m e resistenza alla velocità con cambi di direzione

– Che se sei un punto non puoi uscire dal riquadro se sei un asterisco si

– Le sovrapposizioni e gli scarichi

– I puntini stanno in terra, le stelle vanno in cielo

– La tattica per batterci alla prossima partita di calcetto

– E’ una rossa 2: palla al mediano di apertura, finta del primo centro e palla al secondo centro che entra

– Come recintare il giardino per non far uscire il cane

– Quando si paga e come si calcola l’indennità di trasferta

– Il “dentro” e il “fuori”

– Se metti il seme nel campo A, esce la pianta nel campo B

– Progressi e fallimenti delle discese in apnea

– Potrebbero essere le spese di personale, ma quella freccia in su è impossibile: possono solo diminuire!

– Passaggio, finta e superamento linea… Nel frattempo compagno si smarca in ampiezza…

p.s. Niente, ho avuto l’ennesima conferma che non so disegnare. Eppure era facile, dai: se un dipendente cessa per mobilità in un anno e crea spazi di spesa di personale, puoi assumere tramite mobilità già nello stesso anno purchè rispetti il tetto di spesa e la procedura sia limitata ai dipendenti di enti che hanno limitazioni alle assunzioni… Possibile che i miei amici non lo sappiano!?! 😀



Il torneo in Spagna

18 04 2017

Costa Brava. La destinazione di questa Pasqua. A far cosa? Seguire il figlio più grande in un torneo internazionale di calcio. 226 squadre per oltre 5.500 ragazzi partecipanti. Su e giù per le località della famosa costa spagnola a disputare partite contro i più improbabili avversari (basti pensare che la categoria Juniores l’hanno vinta gli Usa). Cose che accadono una sola volta nella vita e che rimarranno nel ricordo per sempre. Così, almeno, dicono i 16 ragazzi dei Voltesi che sono arrivati persino ai quarti di finale. Qualche curiosità. Record di viaggio in pullman: 14 ore all’andata e 15 al ritorno (oh yes, la coda di 20 km in Liguria l’abbiamo presa tutta). Un giorno in cui non erano previste partite sono andato a Barcellona e… non ho visto niente di Gaudì: nè la Sagrada Familia, nè il Parc Guell, nè le Case Battlò e Milà. Ho chiesto al figlio giocatore cosa gli è piaciuto di più. Risposta: aver giocato contro squadre straniere e arrivare alle partite in pullman come i calciatori famosi. Siamo arrivati ai quarti battendo una squadra francese, pareggiando con una tedesca e vincendo ai rigori con una squadra di Milano. Poi gli spagnoli del Torrent ci hanno fatto fuori con la loro ragnatela a centrocampo. Organizzazione tedesca perfetta.



Il senso

31 03 2017

Oggi, mio figlio di seconda elementare, mi ha chiesto: “Papà, ma secondo te ha più senso 6 più 6 oppure 6 per 2?”. Ci ho pensato un po’. Poi ho chiesto a lui, per non condizionarlo. Mi ha risposto: “Lo so che il risultato è uguale, ma io sto cercando il senso”.
Credo che sia bellissimo il momento in cui il nostro cervello ci fa queste domande, quando esce dagli schemi e improvvisa obiezioni a quello che nel quotidiano è normale, quasi banale. C’è qualcosa che va oltre il risultato finale, a cui siamo così spesso orientati. È un brivido di intelletto che scatena neuroni su qualcosa oltre l’esistenza, oltre quello che vediamo e tocchiamo.
La risposta, quindi, a volte conta davvero poco. È la domanda che fa scatenare la meraviglia verso quel “di più” che sentiamo esserci, ma che per la troppa fretta spesso dimentichiamo.
p.s. nel caso specifico, visto che non potevo esimermi dal rispondere a due occhi impiantati nei miei, ho detto che secondo me ha più senso il “per”. Mi sembra che, mentre il “più” è qualcosa di naturale e semplice, il “per” aggiunga magia a qualcosa di scontato.



Due passi in Sardegna

18 03 2017

Lo so, se continuo a scrivere della Sardegna, poi sembra che sia la mia regione preferita. Ma sono obbligato a farlo. La scorsa settimana, in occasione di un tour di giornate di formazione, ho visto colori indimenticabili. Quindi, non è colpa mia.

Il primo sorriso è all’aeroporto. Sull’autobus dello scalo di Fiumicino, c’è un ragazzo con una coppa in mano. Non riesco a non spiare sulla targhetta. E’ il premio per il primo posto della “Roma-Ostia”, ovvero la mezza maratona (poco più di 21 km) più partecipata d’Italia che si è svolta il 12 marzo scorso. Controllo in internet e lo trovo subito. Lui è Guye Adola e l’ha conclusa in 59 minuti e 18 secondi, il tempo con il quale io, di solito, corro più o meno la metà dei chilometri. La curiosità è che il mio nuovo idolo, appena messo piede dentro all’aeroporto, si è perso. Così, l’ho accompagnato al Gate verso l’Etiopia, visto che faceva ritorno a casa. Abbiamo camminato, sia chiaro.

Per il resto, lascio parlare le immagini che, purtroppo, sono state scattate con il cellulare, ma meritavano di più. I luoghi: Alghero, Punta del Giglio (è un bellissimo parco con più di venti chilometri di sentieri tenuti benissimo), Porto Conte, Bosa e dintorni, le saline di Cagliari.