Violenza

21 06 2017

Sono in coda per prendere un caffè al bar della stazione dei treni di Modena. Davanti a me c’è una signora, italianissima, che vedo fin da subito agitata. La fila non va avanti e forse c’è un treno da prendere. (Non tutti, in effetti, possono avere il lusso di attendere il treno successivo. È una di quelle cose che viene riservata a stati speciali dell’anima e a momenti particolari della vita. Per me oggi sarebbe stato un problema sbagliare treno. Forse anche per la signora davanti a me. Ma sto divagando).

Comunque sia: la coda non finisce. Davanti alla signora c’è una ragazza giapponese (ma poteva essere cinese). Diciamo: straniera. La commessa le chiede:

  • Come la vuole la brioche?
  • Sorry, what kind of croissant?
  • Which tastes are there?
  • Apricote, strawberry,…

In questo istante, quello in cui la commessa spiega le alternative della colazione, la signora italiana davanti a me esclama con disprezzo:

  • Ma gliene dia una a caso!

Ecco, lì mi è passata per la testa una sola parola: violenza. Quello che ho visto è stato un atto di violenza totale. Non so come altro definirla. Una nausea.

Non stiamo parlando di barconi pieni zeppi di persone e neppure di extra-comunitari che ci rubano il lavoro. Siamo davanti ad una gentilezza (questi sono i gusti di brioche che ci sono oggi) cancellata da una violenza (le dia qualsiasi cosa!) in un gesto quotidiano semplicissimo: il sorriso di iniziare una nuova giornata con la colazione.

Ed erano le 7.10 di mattina. Non meravigliamoci se alle otto di sera siamo pronti a sparare al mondo intero.



Cosa ho spiegato?

20 05 2017

Il graficoQualche giorno fa ho tenuto un corso in una Unione della Sardegna e ho provato a spiegare qualche dinamica con un grafico sulla lavagna a fogli mobili. Questo è quanto ne è uscito. Come faccio ogni tanto, l’ho inviato ai miei amici (totalmente estranei alla materia del personale degli enti locali) per avere un loro parere su quanto avessi spiegato. Ecco quello che ne è uscito.

– Inversione a U su linea continua. Non si può fare… Sanzione del codice della strada

– Navette sui 10 m e resistenza alla velocità con cambi di direzione

– Che se sei un punto non puoi uscire dal riquadro se sei un asterisco si

– Le sovrapposizioni e gli scarichi

– I puntini stanno in terra, le stelle vanno in cielo

– La tattica per batterci alla prossima partita di calcetto

– E’ una rossa 2: palla al mediano di apertura, finta del primo centro e palla al secondo centro che entra

– Come recintare il giardino per non far uscire il cane

– Quando si paga e come si calcola l’indennità di trasferta

– Il “dentro” e il “fuori”

– Se metti il seme nel campo A, esce la pianta nel campo B

– Progressi e fallimenti delle discese in apnea

– Potrebbero essere le spese di personale, ma quella freccia in su è impossibile: possono solo diminuire!

– Passaggio, finta e superamento linea… Nel frattempo compagno si smarca in ampiezza…

p.s. Niente, ho avuto l’ennesima conferma che non so disegnare. Eppure era facile, dai: se un dipendente cessa per mobilità in un anno e crea spazi di spesa di personale, puoi assumere tramite mobilità già nello stesso anno purchè rispetti il tetto di spesa e la procedura sia limitata ai dipendenti di enti che hanno limitazioni alle assunzioni… Possibile che i miei amici non lo sappiano!?! 😀



Il torneo in Spagna

18 04 2017

Costa Brava. La destinazione di questa Pasqua. A far cosa? Seguire il figlio più grande in un torneo internazionale di calcio. 226 squadre per oltre 5.500 ragazzi partecipanti. Su e giù per le località della famosa costa spagnola a disputare partite contro i più improbabili avversari (basti pensare che la categoria Juniores l’hanno vinta gli Usa). Cose che accadono una sola volta nella vita e che rimarranno nel ricordo per sempre. Così, almeno, dicono i 16 ragazzi dei Voltesi che sono arrivati persino ai quarti di finale. Qualche curiosità. Record di viaggio in pullman: 14 ore all’andata e 15 al ritorno (oh yes, la coda di 20 km in Liguria l’abbiamo presa tutta). Un giorno in cui non erano previste partite sono andato a Barcellona e… non ho visto niente di Gaudì: nè la Sagrada Familia, nè il Parc Guell, nè le Case Battlò e Milà. Ho chiesto al figlio giocatore cosa gli è piaciuto di più. Risposta: aver giocato contro squadre straniere e arrivare alle partite in pullman come i calciatori famosi. Siamo arrivati ai quarti battendo una squadra francese, pareggiando con una tedesca e vincendo ai rigori con una squadra di Milano. Poi gli spagnoli del Torrent ci hanno fatto fuori con la loro ragnatela a centrocampo. Organizzazione tedesca perfetta.



Il senso

31 03 2017

Oggi, mio figlio di seconda elementare, mi ha chiesto: “Papà, ma secondo te ha più senso 6 più 6 oppure 6 per 2?”. Ci ho pensato un po’. Poi ho chiesto a lui, per non condizionarlo. Mi ha risposto: “Lo so che il risultato è uguale, ma io sto cercando il senso”.
Credo che sia bellissimo il momento in cui il nostro cervello ci fa queste domande, quando esce dagli schemi e improvvisa obiezioni a quello che nel quotidiano è normale, quasi banale. C’è qualcosa che va oltre il risultato finale, a cui siamo così spesso orientati. È un brivido di intelletto che scatena neuroni su qualcosa oltre l’esistenza, oltre quello che vediamo e tocchiamo.
La risposta, quindi, a volte conta davvero poco. È la domanda che fa scatenare la meraviglia verso quel “di più” che sentiamo esserci, ma che per la troppa fretta spesso dimentichiamo.
p.s. nel caso specifico, visto che non potevo esimermi dal rispondere a due occhi impiantati nei miei, ho detto che secondo me ha più senso il “per”. Mi sembra che, mentre il “più” è qualcosa di naturale e semplice, il “per” aggiunga magia a qualcosa di scontato.



Due passi in Sardegna

18 03 2017

Lo so, se continuo a scrivere della Sardegna, poi sembra che sia la mia regione preferita. Ma sono obbligato a farlo. La scorsa settimana, in occasione di un tour di giornate di formazione, ho visto colori indimenticabili. Quindi, non è colpa mia.

Il primo sorriso è all’aeroporto. Sull’autobus dello scalo di Fiumicino, c’è un ragazzo con una coppa in mano. Non riesco a non spiare sulla targhetta. E’ il premio per il primo posto della “Roma-Ostia”, ovvero la mezza maratona (poco più di 21 km) più partecipata d’Italia che si è svolta il 12 marzo scorso. Controllo in internet e lo trovo subito. Lui è Guye Adola e l’ha conclusa in 59 minuti e 18 secondi, il tempo con il quale io, di solito, corro più o meno la metà dei chilometri. La curiosità è che il mio nuovo idolo, appena messo piede dentro all’aeroporto, si è perso. Così, l’ho accompagnato al Gate verso l’Etiopia, visto che faceva ritorno a casa. Abbiamo camminato, sia chiaro.

Per il resto, lascio parlare le immagini che, purtroppo, sono state scattate con il cellulare, ma meritavano di più. I luoghi: Alghero, Punta del Giglio (è un bellissimo parco con più di venti chilometri di sentieri tenuti benissimo), Porto Conte, Bosa e dintorni, le saline di Cagliari.

 



Lo svuotamento

25 02 2017

Qualche sera fa è partito l’aggiornamento di WhatsApp. Come faccio sempre in questi casi, mi sono rivolto ai miei figli: “cosa è cambiato?”. Loro: “Lo hanno fatto diventare come Instagram, Facebook, … “ e altri nomi a me incomprensibili. “Sarebbe?”. “Che puoi mettere ogni istante della tua giornata come stato così la gente vede quello che fai o tu puoi vedere cosa fanno gli altri”.

Ok, qualcosa ho capito. Se non altro il fatto che quello che era un sistema di messaggistica si è trasformato sempre più in un mondo virtuale, o social che dir si voglia. Prenderemo confidenza con la novità e avanti.

Intanto, però, qualche pensiero in più mi è venuto. Non c’è dubbio che debba trovare spazio la voglia dell’uomo di comunicare agli altri la propria vita. Anch’io, ad esempio, ho questo sito in cui racconto le mie esperienze e le mie elucubrazioni. Perché lo faccio? Ci sta tutto: un po’ di condivisione, un po’ di vanità, un po’ la voglia di comunicare con chi non si incontra nel quotidiano, un po’ di mania da bravo ragazzo, un po’ l’idea di lasciare una traccia. Ma qua dentro, nel bene o nel male, le regole le scelgo io.

Se, invece, ogni strumento si trasforma in una piazza in cui racconto tutto quello che faccio nell’istante in cui lo faccio, poi mi chiedo: ma dal vivo, quando ci si incontra, quando si va al bar o alla partita, durante una corsa o durante una cena, ci sarà ancora qualcosa da raccontarsi? O saremo talmente già svuotati da quello che abbiamo postato, da non trovare più nulla di dire?

Faccio l’esempio delle fotografie: vedo una cosa bella, la fotografo, la invio e… ecco… a volte sembra che lì si esaurisca tutto il potere magico delle immagini. Il non conservare quello che si vive ma gettarlo nel mondo virtuale all’istante, ho l’impressione che faccia male all’intimo, all’attesa e al ricordo, che sono per me elementi imprescindibili per toccare la vita. E se anche non inizierò ad usare la nuova funzione di WhatsApp, la contaminazione è sempre in agguato. Ci starò attento.



Parole Ostili

19 02 2017

A Trieste, in questi giorni, si è svolto un evento con il titolo di Parole Ostili – La ferita provocata da una parola non guarisce. (http://www.paroleostili.com/).

Mi sarebbe piaciuto parteciparvi, ma l’ho scoperto troppo tardi ed è un periodo dei più incasinati.

E’ stato elaborato un Manifesto della Comunicazione non ostile che riporto di seguito. Lo si può sottoscrivere a questo link: http://www.paroleostili.com/firma-manifesto/

Non è molto, ma si sa che per prendersi piccoli impegni, a volte bastano anche piccoli gesti.

Manifesto Parole Ostili