Aspromonte / 2

31 05 2018

La seconda parte del weekend in Aspromonte è tutta dedicata al canyoning. Abbiamo fatto tre forre: Furrìa, Campolico e Butramo. Ambienti spettacolari e incontaminati. Soprattutto l’uscita dall’ultimo ha regalato immagini uniche mentre noi camminavamo nella valle scavata dal fiume, là dove prima c’era un mare.

Del canyoning mi piace il “perdermi”. Talmente concentrato dentro i torrenti che non c’è spazio per nessun altro pensiero e quei pochi che vengono sono subito incondizionatamente allontanati o da una manovra particolare o da un salto o da uno scivolo. Esserci al 100 per cento ma allo stesso tempo esserne inconsapevole.



Aspromonte/1

13 05 2018

Torno in Calabria ma non per lavoro. L’obiettivo è l’Aspromonte: trekking e canyoning. Mi sono aggregato ad un gruppo di amici e a mio figlio grande con il pallino delle forre, su e giù per i torrenti tra salti, calate e scivoli. Io mi sono auto-alleggerito il programma e di quattro giorni solo due sono andato con loro. Il resto me lo sono organizzato con qualche giro a piedi in solitaria.

Il più significativo è stato un percorso che mi ha portato da Melito Porto Salvo alla rocca di Pentedattilo. Nel paese non c’è nessuno e me lo lascio alle spalle in quel bellissimo silenzio che c’è solo quando si passeggia tra le vie di un centro abitato quando tutto tace, durante la pausa del dopo pranzo. In breve mi trovo sulle colline, ancora verdi. Inizia a soffiare il vento, o forse mi accorgo solo ora della sua presenza, perché viene incanalato in una valle che rende tutto rimbombante. Non faccio in tempo a recuperare il bastone che mi ha consigliato il tipo dell’albergo che scorgo una vipera e mi ritrovo a pensare se potrei farcela a sopravvivere ad un suo morso, così sperduto, di domenica pomeriggio con tutti al mare. Vengo distolto dai pensieri dagli “amici” pastori maremmani, vecchie conoscenze. Mi puntano da 300 metri e inizio a farmela sotto. Abbaiano nel silenzio ed io cambio strada, mi invento una nuova traccia, perdendomi un po’. Provo a usare Google Maps, ma mi ero già accorto che sono riportati tracciati che non ci sono più. Là avanti c’è del movimento. Arriva un gruppo di pecore e capre. Di solito questi cani da accompagnamento sono più buoni, ma non mi fido. Per fortuna c’è anche il pastore. Lo incontro e lo saluto. Gli chiedo la direzione da tenere. Me la spiega, in pochissime parole. Destra, sinistra, destra. Parla senza gli articoli, ma dice quel poco che deve dire. Mi saluta. E a me viene d’istinto di appoggiargli una mano sulla spalla. Arrivo al fiume, che sono le vie d’accesso ai paesi dell’entroterra e risalgo fino alla rocca. Mi trovo il paesino quasi totalmente disabitato di fronte, incastrato nel monte. Uno spettacolo. Entro nei negozietti di artigianato. È domenica. C’è qualche turista. Parlo un po’ con tutti. Mi dicono che c’è una raffigurazione della Madonna che al 25 marzo sale ogni anno con una processione da Melito fino a lì e l’ultimo sabato di aprile torna a casa, sempre seguita dalle preghiere dei fedeli. Scopro che è stato proprio ieri e mi dicono di tornare dal mare, perché avrei visto il santuario e tutta la festa attorno. E così è. Dopo una lunga discesa arrivo alla spiaggia e mi trovo a percorrere più di un chilometro di lungomare pieno zeppo di bancarelle di ogni tipo. Le mie preferite erano quelle che vendevano i cd e, ancora, qualche audiocassetta: nel mondo della musica su mp3 mi hanno riportato ai ricordi in un istante. Arriva il taglio di luce, quel colore di sole che attraversa qualche nuvola e che rende tutto più nitido e pieno di contrasto. Mi fermo, guardo e annuso. Poi, torno all’albergo.

 



Spammando

21 04 2018

Sono indeciso se comprarmi un k-way con lo sconto del 75% oppure un cruscotto per la nuova macchina. Ci sono però quelle 100 capsule di caffè compatibili a 12 euro che mi stuzzicano non poco. Non male anche le nuove collezioni primavera-estate da 4,99 euro. Ovviamente, poi, non mancano mai le offerte per l’ADSL: ne arrivano da tutti i gestori. C’è anche una mega proposta in russo, ma davvero non capisco la lingua. In compenso, oggi, mancano le offerte delle signorine sconosciute: “ciao, vuoi passare del tempo con me?”.

Tutto questo è la meraviglia dei 35 messaggi contenuti nella cartella “spam” dopo tre giorni di mancata lettura. Tra l’altro ho scoperto che devo aver bisogno di una zanzariera, perché mi è arrivato il preventivo. Ma anche di una nuova polizza auto: prezzo proposto 188 euro. C’è la proposta di trasformare la mia vasca da bagno in una doccia. Ci penso.

Devo poi ricordarmi di far causa alla mia Asl sulla riservatezza del mio stato di salute, perché mi è arrivato l’invito a: visita gratuita dall’ottico della mia città, testare le nuove lenti a contatto giornaliere, provare gratuitamente per 30 giorni l’apparecchio per l’udito.

Gentilmente, mi sottopongono anche le varie possibilità per finanziare i miei acquisti. Valutazione gratuita della mia macchina con acquisto in contanti. Fare soldi con le criptovalute (questo mi è arrivato cinque volte, sarà importante). Accettare la cessione del quinto dello stipendio. Imparare a fare trading on line. La migliore però rimane quella di diventare assistente per l’infanzia per avere un reddito fisso, anche se ho già cliccato sul tutorial di chi mi ha avvisato che la somma di 19.110,33 euro è stata depositata sul mio conto.

Alcuni capiscono che ho bisogno di vacanze e quindi mi offrono o crociere o soggiorni meravigliosi in hotel cinque stelle.

Alla fine arriva pure lo psicologo che mi invita a scoprire la mia personalità con un test.

Beato spam.



La grigliata

8 04 2018

Ho appena concluso una telefonata con il mio amico Guglielmo. Siccome erano da poco passate le 3 del pomeriggio, scherzando, gli ho chiesto se per caso fosse a letto a fare un riposino. La sua risposta è stata perentoria: “Ma cosa stai dicendo sono su una griglia!”.

Sempre scherzando mi sono permesso di ironizzare sugli orari di pranzo che sono usuali nelle regioni del sud e quindi gli ho ribattuto: “Ma scusa alle 3 del pomeriggio vi mettete a mangiare?! Oppure stai preparando per questa sera?”.

La sua risposta: “Veramente stavo a parlare della griglia della trasparenza…”.

Mi sa che ho bisogno di staccare un po’ la spina, anzi, di una grigliata.

Risultati immagini per faccina che piange



Le assunzioni nel 2037

11 03 2018

Qualche settimana fa mi è capitato di tenere il corso più difficile della storia. Appena arrivato alla sede dell’hotel e aver visto la locandina all’ingresso della sala, ho capito che sarebbe stata una giornata in salita. La programmazione “triennale” dei piani dei fabbisogni avrebbe assunto un drastico allungamento: avrei dovuto spiegare le assunzioni e la gestione del salario accessorio nel 2037.

Locandina corsoChe sarebbe come a dire che il legislatore, da adesso in poi, non modifica più le percentuali del turn-over… ma chi ci crede!

Tra l’altro, non è servita neppure la sfera di cristallo: al momento attuale l’art. 3 del d.l. 90/2014 afferma che “a decorrere” dal 2018 la percentuale è del 100% della spesa dei cessati nell’anno precedente. Quindi, io, la risposta ce l’avrei anche: nel 2037 potremo sostituire interamente i cessati.

Dopo il CCNL, che ha confermato i limiti del d.lgs. 75/2017, potrei anche immaginare il tetto del trattamento accessorio, ma preferisco soprassedere per non rischiare di presagire il peggio.

E questo è quanto. Ma che non si dica mai più che la pubblica amministrazione non sa programmare…



Silvia

3 02 2018

Questa è una storia di impegno e sacrificio, ma anche superficialità e imbarazzo. Silvia Bertagna – che è mia cugina altrimenti non saprei nulla di tutto questo – avrebbe potuto partecipare nuovamente alle olimpiadi invernali, ma qualcosa è andato storto.

Si è fatta male. Due volte dopo Sochi di quattro anni fa. Due interventi al ginocchio e due riabilitazioni andate a buon fine, tanto da riportarla sulle piste da sci. A Silvia Bertagnafare salti, ovviamente, la sua specialità. Per cercare di recuperare il tempo e i punti in classifica si è data da fare, anche i salti mortali, molto simili alla sua specialità. Due settimane fa, negli Stati Uniti si è giocata tutto: o dentro o fuori. Alle olimpiadi vanno le prime ventiquattro. Ma niente da fare: è arrivata al numero 26. Senza gli incidenti, ora sarebbe a Pyeongchang.

Passano due giorni e due atlete si ritirano. Quindi, lei avrebbe il posto. Solo che… la FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) non opziona il posto. Non si sa se per disattenzione, dimenticanza o bieco calcolo economico (un’atleta ha pur sempre un costo). E così, Silvia, starà a casa. Non basta la qualificazione sulla pista, serve qualcosa in più, che nel caso specifico non è arrivato.

Ho parlato con mio zio. Era incazzato. A modo suo, senza urlare, ma dicendo. “In Italia funziona così. Burocrazia, soldi e tutti che pensano solo al calcio”.

Chiaro: non è nulla di fronte allo sfogo di un padre a cui uccidono un figlio o una figlia. E’ solo una storia.

 

 



Il vento

19 01 2018

Nello stesso momento in cui veniva danneggiato un parco giochi a Nuoro e crollava un palo della luce a Carbonia, l’aereo su cui stavo volando cercava per la terza volta di atterrare all’aeroporto di Olbia. In circa 45 minuti ho imparato tre cose: la forza del vento, la solidità di un aereo e a cosa servono le cinture di sicurezza.

Che non fosse un volo normale l’avevo capito avvicinandomi alla Sardegna. Invece del solito mare blu che diventa turchese verso le spiagge mi sono ritrovato a scrutare un unico sfondo bianco. Le onde, si scontravano e cancellavano in un solo attimo quell’idea di mare tanto caro. Ma io volavo, mica ero su una nave dirottata in porti più calmi. Mi sentivo, in altre parole, molto più al sicuro.

Quando l’aereo ha però iniziato la sua discesa lasciandosi Tavolara alla sinistra e il Golfo degli Aranci a destra, il vento ha iniziato a farci ballare. La sensazione era quella delle montagne russe, solo che, anziché durare i cinque secondi della caduta dal punto più alto, qua c’erano sbalzi continui che solo le cinture riuscivano a contenere il fisico. L’anima e la mente, avevano già abbandonato il loro luogo per appisolarsi da qualche parte. E la sensazione è stata proprio questa: perdita di consapevolezza. Tutto veniva rallentato e mi piombavano addosso i pensieri di qualche secondo prima. Il tempo non era più lineare, ma casuale.

La pista, però era lì vicina e presto avremmo messo i piedi a terra. Non fosse che, quando mi sono trovato l’asfalto a quasi cinque metri dal finestrino, l’aereo, anziché scendere, è ripartito a razzo, con un rumore di motori imbarazzante. La prua ha puntato in alto e in poco più di dieci secondi vedevo nuovamente le case di Olbia come piccole formiche. Il comandante non se l’era sentita di portarci a terra.

Rifacciamo un giro e poi via, ci incanaliamo nuovamente per un nuovo tentativo che viene presto abbandonato. Il cervello fa strani pensieri a questo punto, compreso quello, banale, me ne rendo conto, di ritenere che ai piloti della Meridiana diano una scheda punti se i voli hanno più consumo di carburante. Ma appunto, non ero molto in grado di intendere e volere.

“Signori e signore è il comandante che vi parla. Come avete visto abbiamo provato ad atterrare ma non ci sono le condizioni per farlo. Proverò tra cinque minuti ancora e sarà l’ultima volta. Se non ci riesco vi porto a Cagliari”. Boato. Giuro, qua è scattato il boato. La gente contenta di andare a Cagliari, anche se lì sotto c’erano i parenti e gli amici ad attenderli. Vivi, però. Quindi, meglio un baratto di oltre tre ore di viaggio in autobus che un errore di atterraggio.

Io l’avevo già data persa. Avrei chiamato gli amici del Comune di Olbia e avrei rimandato il corso ad altra data. E già mi vedevo a fare una corsetta sul lungo mare del Poetto di Cagliari. Ed, invece, il comandante è sceso, si è avvicinato e quando ho visto la pista, stavolta, ha posato le ruote a terra. Applausi per cinque minuti, urli, felicità. Finora ero stato calmo. Non avevo paura, davvero. Mi sentivo tranquillo. Avevo metabolizzato che non c’era niente che potessi fare e che, forse, anche l’autista voleva sopravvivere. Quindi ero in buone mani. Sì, certo. Come tutti avevo rischiato di vomitare più volte, ma mai nel dubbio di non sopravvivere. Però… sì, appena l’aereo si è fermato e il motore si è spento le gambe hanno iniziato a tremare. Dopo, non durante. E avevo addosso un unico desiderio. Quello di mettere i piedi per terra, camminare un po’. Chiedevo solo questo: fare due passi.

Poi li ho fatti. Sono andato al noleggio auto e ho sbagliato per due volte il codice pin della carta di credito. Ho chiamato il “time” ed ho atteso che il mio cervello tornasse a casa. Poi ho sbrigato le pratiche. E con calma è tornata anche l’anima.