L’esploratore

15 09 2019

Faccio fatica a sopportare di sbagliare strada. Non sto parlando delle scelte della vita, degli incroci dove vai a destra o a sinistra. Quelle, non è neppure detto che si possano chiamare strade giuste o sbagliate. Sto banalmente parlando di sentieri, vie, percorsi del terreno.

Mi capita spesso di dormire in luoghi che non conosco. Quando vado a camminare o correre cerco sempre di ipotizzare l’itinerario guardando su Google Maps o su Wikiloc. A volte seguo le tracce di chi le ha percorse e condivise prima di me. Raramente, diciamolo, vado a caso. Però, come stamattina, mi capita di incontrare strade alternative e mi chiedo dove possano portare. Rimango un attimo indeciso se provare a scoprirlo. Il più delle volte tiro dritto e il motivo è perché mi darebbe molto fastidio trovare un vicolo cieco e dover tornare indietro. Fossero anche solo 100 metri trovo la cosa irritante e cercherò, prima o poi, di affrontare la cosa.

Nel frattempo, sempre stamattina, sul sentiero vicino ad Aulla, tra gli alberi caduti per colpa del vento, pensavo al lavoro dell’esploratore. La sua maggiore gioia, credo che sia quella di sbagliare strada. Fare i sentieri giusti per lui sarà una grande noia, uno sbadiglio ogni passo. Proprio nell’errore di un bivio, lui, invece, trae lo stimolo, la felicità e l’entusiasmo. Meticolosamente l’esploratore estrae il suo taccuino e prende nota: da quel momento quella strada non sarà più sconosciuta ma il mondo saprà dove potrebbe portare, ad un nuovo sentiero o ad un cul-de-sac, ad un’alba o ad un tramonto, ad un profumo di abeti o di fiori. Proprio là dove io vado in sofferenza, l’esploratore gode nella sorpresa di conoscere qualcosa che non sa.


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