Acqua

10 03 2019

IMG_2593 (Copy) (2)Dire che l’acqua è importante è una di quelle affermazioni che sfiorano la banalità. Tutti lo sappiamo. Talmente bene che ormai non ci pensiamo più. A volte, proprio nel fare o vivere le cose senza rifletterci, si nasconde l’importanza di quello che ci succede attorno. 

Anche dire: “In Africa, l’acqua, è questione di sopravvivenza” è qualcosa di assodato. Patrimonio scontato della nostra consapevolezza.

Vederlo, però, è una cosa magica, un aprire gli occhi a sorrisi e volti felici.

Uno dei momenti più belli dell’esperienza in Kenya è stato fermarci vicino ad un pozzo da poco ristrutturato. Attorno c’era un gruppo di persone, proveniente dai villaggi. Un continuo andare e tornare, un rito quotidiano imperdibile perchè fonte di vita. I bambini, come sempre, inevitabili protagonisti. Il loro fiuto per le cose belle li fa correre sempre al posto giusto.



Un sottile filo di collegamento

13 01 2019

L’Africa mi ha sempre affascinato. Più di tutto quell’idea di poter far qualcosa insieme. Nel 1985, l’anno di terribile carestia che ha portato Bob Geldof ad organizzare il Live Aid, avevo 15 anni. Il centro dell’adolescenza. E da lì in poi ho iniziato ad interessarmi del problema. Ho anche tanto studiato, approfondito, ragionato.

Ci sono tre persone che hanno lasciato il segno.

La prima è don Daniele che era stato curato nel mio paese. Ad un certo punto l’hanno chiamato in Etiopia e lui è partito. Io sono andato a trovarlo due volte. Nel 1993 e nel 1995. Poi è morto. A 41 anni. Un tumore ai polmoni. È una delle persone che più mi manca in assoluto.

Negli stessi anni, Alex Zanotelli, partiva per il Kenya. Dopo strani percorsi riesce ad arrivare a Korogocho, una delle baraccopoli di Nairobi, quella più vicina alla discarica. Lì vive in mezzo alla gente e con le persone crea diversi progetti. È tutto raccontato nel libro “Korogocho, alla scuola dei poveri”. L’avevo divorato e sottolineato. Nel libro c’è anche una visione di Dio che sento molto vicina.

Terzo: Sandro Bobba. Volontario della LVIA, una Ong che svolge attività di cooperazione internazionale, prevalentemente nel ramo dell’acqua. Portatori d’acqua. È stato per undici anni il presidente dell’Associazione oltre ad aver vissuto diversi anni in Africa.

Durante le vacanze di Natale ho tirato un filo e ho creato il collegamento ideale: con nel cuore don Daniele, sono stato nei posti di Alex Zanotelli insieme a Sandro Bobba.

Dodici giorni in Kenya per un’esperienza di conoscenza e condivisione; attorno a Nairobi per vedere i progetti della LVIA e per mettere i piedi a Korogocho.

D’altronde il mal d’Africa era latente. Sapevo che prima o poi sarebbe ritornato. E così è stato.

(… continua …)



Alla fine del mondo

12 11 2018

Non amo andare in bicicletta. Credo che il camminare sia la dimensione migliore per godersi quello che c’è attorno. Eppure, causa forza maggiore, ho percorso 220 km in mountain bike. Il piede fratturato la scorsa estate mi ha costretto a trovare una soluzione alternativa al cammino. Ecco quindi la soluzione: Santiago de Compostela – Finisterre – Muros – Santiago. Un giro ad anello che segue per la prima parte il famoso “cammino” e poi scende sulla costa per riportarmi dopo tre giorni nella città dove si concludono tutti i vari cammini.

Di fatto ho percorso la parte conclusiva che porta al km 0,000 poco prima del faro di Finisterre. Che dire? Mi sono divertito. Ho fatto tanta fatica, soprattutto per non essere abituato. Ho preso l’acqua e ho passato pomeriggi interi ad asciugare i vestiti negli alberghi. Ho mangiato benissimo. Ho fatto silenzio. Ho ricevuto silenzio. Mi sono ingegnato a trovare soluzioni agli imprevisti. Mi sono guardato attorno. Ho fatto fotografie. Un giretto, insomma. Tutto qua.



Metti una birra a Liverpool

15 08 2018

Qualche mese fa, Silvio mi ha detto: “Mi piacerebbe andare a bere una birra a Liverpool”. Ed io ho risposto: “Andiamo”. E così, ai primi di agosto siamo stati qualche giorno in Inghilterra. Liverpool e la vicina Manchester sono famose perchè alla domanda: “Ma cosa c’è da vedere” la gran parte delle persone, giustamente, risponde: “Niente”. Ed è un po’ vero. Non fosse che si è in Inghilterra e a me già può bastare. Oddio, qualcosina a Liverpool c’è. Ad esempio è patrimonio Unesco la zona dell’Albert Dock, una ristrutturazione davvero fatta bene della zona portuale. Ci siamo arrivati una domenica con il sole e il cielo terso ed è stato davvero tutto piacevole. La gente era nelle strade, lungo le vie o nei prati a prendere il sole. Sulle banchine del porto c’era un mini luna park che regalava bei colori e immagini. Sempre presenti i Beatles. Non poteva, ovviamente, mancare un salto ad Anfield, lo stadio dove gioca il Liverpool. Sulla strada del ritorno siamo riusciti a trascorrere anche ventiquattro ore a Manchester.



Londra

7 07 2018

Ho staccato la spina con un ctrl-alt-canc di quattro giorni a Londra. Non era la prima volta e non sarà l’ultima. Delle capitali è sempre stata la mia preferita. Ci vado e ci ritorno. Ogni volta è nuova, diversa, ugualmente avvincente. Come lei, nessuna. Giornate fantastiche, di cielo limpido e trasparente e aria tersa e fresca. Uno spettacolo, per gli occhi e per l’anima.



Aspromonte / 2

31 05 2018

La seconda parte del weekend in Aspromonte è tutta dedicata al canyoning. Abbiamo fatto tre forre: Furrìa, Campolico e Butramo. Ambienti spettacolari e incontaminati. Soprattutto l’uscita dall’ultimo ha regalato immagini uniche mentre noi camminavamo nella valle scavata dal fiume, là dove prima c’era un mare.

Del canyoning mi piace il “perdermi”. Talmente concentrato dentro i torrenti che non c’è spazio per nessun altro pensiero e quei pochi che vengono sono subito incondizionatamente allontanati o da una manovra particolare o da un salto o da uno scivolo. Esserci al 100 per cento ma allo stesso tempo esserne inconsapevole.



Aspromonte/1

13 05 2018

Torno in Calabria ma non per lavoro. L’obiettivo è l’Aspromonte: trekking e canyoning. Mi sono aggregato ad un gruppo di amici e a mio figlio grande con il pallino delle forre, su e giù per i torrenti tra salti, calate e scivoli. Io mi sono auto-alleggerito il programma e di quattro giorni solo due sono andato con loro. Il resto me lo sono organizzato con qualche giro a piedi in solitaria.

Il più significativo è stato un percorso che mi ha portato da Melito Porto Salvo alla rocca di Pentedattilo. Nel paese non c’è nessuno e me lo lascio alle spalle in quel bellissimo silenzio che c’è solo quando si passeggia tra le vie di un centro abitato quando tutto tace, durante la pausa del dopo pranzo. In breve mi trovo sulle colline, ancora verdi. Inizia a soffiare il vento, o forse mi accorgo solo ora della sua presenza, perché viene incanalato in una valle che rende tutto rimbombante. Non faccio in tempo a recuperare il bastone che mi ha consigliato il tipo dell’albergo che scorgo una vipera e mi ritrovo a pensare se potrei farcela a sopravvivere ad un suo morso, così sperduto, di domenica pomeriggio con tutti al mare. Vengo distolto dai pensieri dagli “amici” pastori maremmani, vecchie conoscenze. Mi puntano da 300 metri e inizio a farmela sotto. Abbaiano nel silenzio ed io cambio strada, mi invento una nuova traccia, perdendomi un po’. Provo a usare Google Maps, ma mi ero già accorto che sono riportati tracciati che non ci sono più. Là avanti c’è del movimento. Arriva un gruppo di pecore e capre. Di solito questi cani da accompagnamento sono più buoni, ma non mi fido. Per fortuna c’è anche il pastore. Lo incontro e lo saluto. Gli chiedo la direzione da tenere. Me la spiega, in pochissime parole. Destra, sinistra, destra. Parla senza gli articoli, ma dice quel poco che deve dire. Mi saluta. E a me viene d’istinto di appoggiargli una mano sulla spalla. Arrivo al fiume, che sono le vie d’accesso ai paesi dell’entroterra e risalgo fino alla rocca. Mi trovo il paesino quasi totalmente disabitato di fronte, incastrato nel monte. Uno spettacolo. Entro nei negozietti di artigianato. È domenica. C’è qualche turista. Parlo un po’ con tutti. Mi dicono che c’è una raffigurazione della Madonna che al 25 marzo sale ogni anno con una processione da Melito fino a lì e l’ultimo sabato di aprile torna a casa, sempre seguita dalle preghiere dei fedeli. Scopro che è stato proprio ieri e mi dicono di tornare dal mare, perché avrei visto il santuario e tutta la festa attorno. E così è. Dopo una lunga discesa arrivo alla spiaggia e mi trovo a percorrere più di un chilometro di lungomare pieno zeppo di bancarelle di ogni tipo. Le mie preferite erano quelle che vendevano i cd e, ancora, qualche audiocassetta: nel mondo della musica su mp3 mi hanno riportato ai ricordi in un istante. Arriva il taglio di luce, quel colore di sole che attraversa qualche nuvola e che rende tutto più nitido e pieno di contrasto. Mi fermo, guardo e annuso. Poi, torno all’albergo.