Dove vai?

10 05 2019

Anche per scaricare la tensione di questi giorni, questa mattina sono andato a fare due passi. Siccome tra un po’ affronterò un trekking tosto, mi sono messo in spalle uno zaino con un po’ di litri d’acqua dentro per vedere se il piede rotto la scorsa estate avrebbe tenuto.

Uscito così da casa sono iniziati gli interrogatori dei vicini: “ma dove vai?”. Io: “parto”. Poco più avanti incontro altre persone e sempre la stessa domanda: “dove vai?”. Io, sorridendo, rispondo: “parto”. Anche perchè, davvero, non andavo da nessuna parte. Mica potevo rispondere: “ad ubriacarmi d’acqua in campagna”.

Durante la passeggiata però ho continuato a pensare a questa cosa. L’idea di dover partire sempre “verso” qualcosa, verso una meta, verso un obiettivo. Non si può partire e basta a volte?

 



Greta con garbo

20 04 2019

Ho digitato su Google “Greta Thunberg”. Questi sono i risultati che il sistema mi propone. Non vi sembrano strani? Greta Thunberg

Io penso che Greta Thunberg vada trattata con garbo. Non per quello che è, per la sindrome che ha, per l’età o le treccine. Greta merita la gentilezza per le cose che dice. Tutti noi sappiamo che sono giuste, talmente semplici da essere dentro ciascuno di noi. Proprio per questo, forse, poi ce le dimentichiamo subito, dedicandoci a fare altro.

La cosa che mi ha impressionato della vicenda è la capacità di spostare l’attenzione non sul contenuto di quello che si dice, ma sul chi afferma le parole. E questo vale in genere. Più concentrati a pensare a chi afferma le cose piuttosto che alla sostanza di quello che viene detto. Io penso che questo sia dovuto al fatto che così è più facile. Cancello un problema per trovare mille difetti a chi me lo sottopone. In un secondo archivio la pratica, allontanandomi dal succo della questione per perdermi in dettagli.

Se l’altro è “diverso” allora non può dire nulla di buono. Maschio femmina, sano ammalato, bianco nero, sportivo sedentario, ateo religioso, laureato diplomato. Mi pare aberrante.

 



I bei tempi dello sciopero a scuola

27 03 2019

Mio figlio, seconda superiore, mi ha comunicato che venerdì farà sciopero. L’idea di chiederlo non lo ha nemmeno sfiorato. Quindi lo ha scritto come dato di fatto nella chat di famiglia.

Allora ho provato a rompere un po’ io: “Su cosa?”. Risposta: “Il clima e quelle robe lì”. Chiaro. Ci mancherebbe. Come ho fatto a non pensare che sia necessario scioperare per il clima, ma soprattutto per quelle robe lì. D’altronde, non posso mettere sul tavolo esperienze di scioperi scolastici migliori: la guerra, la fame nel mondo, l’inquinamento, il traffico, l’apartheid, la siccità e quanti altri ancora. Bei tempi.

Di tutte le mancate timbrature scolastiche, ne ricordo una a cui davvero ci avevo creduto. L’unico sciopero, insomma, per il quale avevo una convinta convinzione convincente. A dicembre non avevamo ancora la lavagna in classe. Era valsa la pena immergersi nel freddo della nebbia per protestare. Altro che “il clima e quelle robe lì”.



Acqua

10 03 2019

IMG_2593 (Copy) (2)Dire che l’acqua è importante è una di quelle affermazioni che sfiorano la banalità. Tutti lo sappiamo. Talmente bene che ormai non ci pensiamo più. A volte, proprio nel fare o vivere le cose senza rifletterci, si nasconde l’importanza di quello che ci succede attorno. 

Anche dire: “In Africa, l’acqua, è questione di sopravvivenza” è qualcosa di assodato. Patrimonio scontato della nostra consapevolezza.

Vederlo, però, è una cosa magica, un aprire gli occhi a sorrisi e volti felici.

Uno dei momenti più belli dell’esperienza in Kenya è stato fermarci vicino ad un pozzo da poco ristrutturato. Attorno c’era un gruppo di persone, proveniente dai villaggi. Un continuo andare e tornare, un rito quotidiano imperdibile perchè fonte di vita. I bambini, come sempre, inevitabili protagonisti. Il loro fiuto per le cose belle li fa correre sempre al posto giusto.



Il cimitero dei palloni

14 02 2019

Qualche giorno fa sono tornato a casa e ho trovato questa situazione. Era successo questo: in occasione di una sistemata al giardino, ho chiesto ai ragazzi di recuperare tutti i defunti finiti nel “cimitero dei palloni”, un’area nascosta dove hanno trovato pace tutti i tipi di palla utilizzati dai miei figli.Il cimitero dei palloni Sono il frutto di tanti anni di regali storici: compleanni, comunioni, cresime. Ma anche di acquisti sofferti con le mance dei nonni. Ce ne sono 16. Mediamente cinque a testa più uno. La maggior parte sono di calcio, ma spunta anche un pallone da basket, uno di volley e qualcosa di tennis. Da qualche parte abbiamo anche quello di rugby. Della serie: le abbiamo provate tutte. Sono tutti irrimediabilmente bucati, frutto di tanto gioco nel piccolo campetto. Il risultato di avere tre maschi che girano per casa. Quattro con me.



Piccole sfide

28 01 2019

Tra le sfide che più mi coinvolgono, quelle geografiche sono certamente le più interessanti. Sarà perché viviamo in questo mondo, ma scoprire cose nuove dei luoghi che attraverso mi intriga da sempre. Il lavoro mi aiuta, certo. Sballottato di qua e di là ho la possibilità di guardarmi attorno e così nascono delle piccole sfide. Non sono mai programmate, ma crescono strada facendo. Come quella di mettere i piedi nelle venti regioni in un solo anno oppure di toccare un buon numero di capitali (nel 2018, ad esempio, ben otto). Poi ci sono anche dei piccoli “impegni”: ogni anno atterrare in un aeroporto nuovo o prendere un treno da una stazione in cui non mi sono mai fermato. Giochini che stimolano a stare svegli. Nel 2018, poi, me n’è capitata una che mi piace molto. Sono stato nel medesimo anno sia al Meridiano Zero che all’Equatore. Le origini delle coordinate della nostra terra. Ecco, un piccolo brivido a pensarci un po’ su.



Un sottile filo di collegamento

13 01 2019

L’Africa mi ha sempre affascinato. Più di tutto quell’idea di poter far qualcosa insieme. Nel 1985, l’anno di terribile carestia che ha portato Bob Geldof ad organizzare il Live Aid, avevo 15 anni. Il centro dell’adolescenza. E da lì in poi ho iniziato ad interessarmi del problema. Ho anche tanto studiato, approfondito, ragionato.

Ci sono tre persone che hanno lasciato il segno.

La prima è don Daniele che era stato curato nel mio paese. Ad un certo punto l’hanno chiamato in Etiopia e lui è partito. Io sono andato a trovarlo due volte. Nel 1993 e nel 1995. Poi è morto. A 41 anni. Un tumore ai polmoni. È una delle persone che più mi manca in assoluto.

Negli stessi anni, Alex Zanotelli, partiva per il Kenya. Dopo strani percorsi riesce ad arrivare a Korogocho, una delle baraccopoli di Nairobi, quella più vicina alla discarica. Lì vive in mezzo alla gente e con le persone crea diversi progetti. È tutto raccontato nel libro “Korogocho, alla scuola dei poveri”. L’avevo divorato e sottolineato. Nel libro c’è anche una visione di Dio che sento molto vicina.

Terzo: Sandro Bobba. Volontario della LVIA, una Ong che svolge attività di cooperazione internazionale, prevalentemente nel ramo dell’acqua. Portatori d’acqua. È stato per undici anni il presidente dell’Associazione oltre ad aver vissuto diversi anni in Africa.

Durante le vacanze di Natale ho tirato un filo e ho creato il collegamento ideale: con nel cuore don Daniele, sono stato nei posti di Alex Zanotelli insieme a Sandro Bobba.

Dodici giorni in Kenya per un’esperienza di conoscenza e condivisione; attorno a Nairobi per vedere i progetti della LVIA e per mettere i piedi a Korogocho.

D’altronde il mal d’Africa era latente. Sapevo che prima o poi sarebbe ritornato. E così è stato.

(… continua …)